Quella sera il tramonto era arrivato presto; nuvole rosse popolavano il cielo estivo, mentre l'orizzonte tranciava a metà il sole. Un enorme disco color arancio che imperturbabile si calava oltre le colline, pronto a far spazio alla luna e alla notte. Le venature gialle e porpora presenti sulle nubi poco a poco sfumavano, trasformandosi in pennellate di blu e azzurro.
Il sole, sempre più debole, lanciava i suoi ultimi raggi di luce contro l'incantevole cittadina che sorgeva nella valle. Era accerchiata dai numerosi rilievi che la proteggevano dai venti e dai turisti, ma la rendevano più buia e meno nota.
Su una montagna nei dintorni, steso su un prato sotto un albero da frutto, un uomo ammirava quello splendido tramonto, inebriato dal profumo delle more, delle pesche, delle albicocche e dei lamponi. Accanto a lui una splendida donna lo accarezzava dolcemente, sussurrandogli parole smielate; i due si avvinghiavano, mostrando alla natura il loro amore.
Qualche centinaio di metri più in là era parcheggiata la sua macchina rosso fiammante, nuova di zecca, che li avrebbe riportati, quella notte, nella loro lussuosissima camera d'albergo nel centro del paesino. E cosa poteva mai valere più di questo paradiso, entusiasmante gioia per i sensi? Semplice, la Vita.
Un paesaggio da sogno, agognato da molti. Così si presentava l'ultimo desiderio di un condannato a morte.
Il giorno dopo la ricca moglie aveva perso tutti i propri averi, ma non importava. Non ci pensava nemmeno: nella sua mente c'era solo lui, lì, seduto sulla sedia: "No, non è giusto" urlava la donna con le lacrime agli occhi, mentre veniva portata fuori dalla stanza dagli agenti.
Subito dopo una scossa percorse tutto il corpo dell'uomo, che possedeva un'espressione al limite del surreale, come un canarino in gabbia di fronte a migliaia di gatti.
E immediatamente, folgorato, si spense. Era morto, per un reato che non aveva mai commesso: Così il mondo mostra a se stesso con quanta crudeltà è capace di sbagliare.
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mercoledì 9 luglio 2008
venerdì 4 luglio 2008
Assassino
Risme di carta svolazzavano libere nell'aria, mosse dal ventilatore posto sul soffitto. Parole nere e forti provavano per la prima volta l'ebrezza del volo, planando verso il parquet. La luce del tramonto irraggiava le tegole della casa, illuminando le finestre della mansarda, attraversando i vetri e raggiungendo lo scrittore, chino in una posa inusuale sui fogli erranti.
Gocce rosse, che colavano dalle tempie, cadevano come lacrime sulle ultime pagine del romanzo. L'autore, spirato, piangeva il romanzo ormai vedovo.
Un'ombra furtiva estrasse il coltellino svizzero dalla testa della vittima, pulendolo con un panno. Subito dopo, con certosina pazienza, asciugò il sangue che si era riversato per terra.
Spinta dalla corrente, una pagina colma di accese accuse e denunce decise, si posò davanti al viso dell'assassino.
Pur staccando il foglio con violenza, non riuscì a distogliere lo sguardo da una frase, piena di parole più profonde delle altre e evidenziata da un rigolo di sangue: "..non morirò solo..".
Sulla bocca del criminale si disegnò un sorriso beffardo, compiaciuto.
Fu la sua ultima espressione.
Un colpo secco si conficcò nel suo petto, fracassandogli una costola, trafiggendo due arterie vitali, una parte di polmone e numerosi muscoli.
L'assassino dell'assassino è su tutti i giornali, in tutti gli archivi di polizia, ed è libero. E' vivo. E quando morirà, non morirà solo.
Gocce rosse, che colavano dalle tempie, cadevano come lacrime sulle ultime pagine del romanzo. L'autore, spirato, piangeva il romanzo ormai vedovo.
Un'ombra furtiva estrasse il coltellino svizzero dalla testa della vittima, pulendolo con un panno. Subito dopo, con certosina pazienza, asciugò il sangue che si era riversato per terra.
Spinta dalla corrente, una pagina colma di accese accuse e denunce decise, si posò davanti al viso dell'assassino.
Pur staccando il foglio con violenza, non riuscì a distogliere lo sguardo da una frase, piena di parole più profonde delle altre e evidenziata da un rigolo di sangue: "..non morirò solo..".
Sulla bocca del criminale si disegnò un sorriso beffardo, compiaciuto.
Fu la sua ultima espressione.
Un colpo secco si conficcò nel suo petto, fracassandogli una costola, trafiggendo due arterie vitali, una parte di polmone e numerosi muscoli.
L'assassino dell'assassino è su tutti i giornali, in tutti gli archivi di polizia, ed è libero. E' vivo. E quando morirà, non morirà solo.
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