Welcome!

Minacce di VitaBuonasera, caro lettore o lettrice che perdi tempo su questo blog. Sarò sincero, devo ammettere che qui c'è veramente di tutto, da riflessioni esistenziali a invettive contro il sistema, dai cuori spezzati ai racconti più fantasiosi che io abbia mai scritto. In ogni caso, tutto questo sono io. Sotto tante facce. Potrei persino risultarti simpatico o tenero, ma la realtà è che, purtroppo, non me ne frega niente. Sono cinico, un pò stronzo, fedele solo alla mia morale, e non bado alla tua analisi psicologica. Non confondere la mia spiritualità e curiosità. Leggi e basta, sennò che diavolo di lettore saresti. Buona perdita di tempo.

domenica 23 maggio 2010

Ungaretti

Il grosso problema
Qui
E' che sono solo.
E la vita mi ha
disilluso.
Di già.

domenica 28 febbraio 2010

Non capisco

Questa sera non capisco.
Non c'è nessuna metafora, nessun doppio senso.
Semplicemente non capisco.
Probabilmente sono io che non ci arrivo, sarà che non sono abituato. A dover scegliere, a dover fare quello che pure ho tanto sognato.
Il fatto è che quando le cose arrivano non sono mai come ce le si aspetta; non dico brutte, semplicemente diverse. E ti ci devi raccapezzare in un modo o nell'altro.
Io però non ci sono ancora riuscito, e sono qui, sballottolato dal chiarore di luna, a cercare un significato dietro il filo logico che logico non è della mia vita.
Solo che non ne trovo nessuno.
E allora vivo e vado avanti, che magari un senso lo trovo alla prossima fermata.

mercoledì 10 febbraio 2010

fIorellino

L'aria fredda del mattino inondava l'aula 12 della facoltà di lettere e filosofia. Il professore tardava ad arrivare, le scritte sulla lavagna campeggiavano caotiche e fitte, come se il gesso da un momento all'altro fosse pronto a esplodere per dare un po' d'ordine e di pulizia.
In fondo alla sala, nella penombra, sedeva un uomo dall'aria attonita ma seriosa, al punto che lo studente in prima fila era quasi impaurito da quella ermetica figura, simile a un falco che mira la sua preda.
All'inizio non lo aveva notato, ma girandosi intorno ogni tanto, fra un ripasso e uno snack, il ragazzo si era stupito della sua immobilità, della sua fermezza. Col passare dei minuti gli altri scolari avevano iniziato a sedersi frai banchi, ma guardavano con altrettanto sospetto gli ultimi posti, e quell'uomo rimaneva indifferente, come una statua di marmo; e i suoi tratti non venivano nemmeno scalfiti dalla pioggia degli sguardi malevoli e diffidenti che i ragazzi gli lanciavano.
Lo studente in primo banco era a mano a mano sempre più curioso, eroso dal dubbio e dalle ipotesi, mentre nella sua mente prendevano vita le trame dei più incredibili episodi di C.S.I.
Il ticchettio delle lancette lo angosciava ogni secondo di più e così, cedendo alla sua brama di sapere, sconvolto dall'indifferenza di quell'essere, chiuse il quaderno di letteratura, scordò Boiardo, Ariosto e Tasso e con passo deciso e sostenuto si diresse verso di lui.
A poco a poco tutti cominciarono a confabulare e i loro occhi, pervasi da un misto di curiosità e orrore, lo fissarono turbandolo non poco; ma nulla poteva allibirlo più di quello che vide lì in fondo: lo sguardo vitreo del suo professore, con un piccolo foro nella tempia da cui grondava sangue, una pistola sul tavolo e un foglio con su scritto: "La lezione è finita."

martedì 9 febbraio 2010

Direzioni.

E' interessante scoprire in un giorno di febbraio che la metro A, in alcuni tratti del suo percorso, esce allo scoperto, fuori dalle viscere della terra. Passa sopra un ponte, sopra il Tevere, e i raggi del tramonto illuminano il vagone, abituato al freddo e triste colore delle lampade al neon.
Eccoci qui, al di sopra di quei cunicoli che sono i meandri di Roma, i tunnel sotterranei della notte artificiale; ma qualcosa nell'aria è differente.
Nessuno intorno a me è stordito, sconvolto, sembrano tutti sapere bene dove si trovano e continuano imperterriti nelle loro azioni: leggono il giornale, ascoltano musica, sbirciano in giro.
Eppure io sento che c'è qualcosa di diverso: rimango allibito e contemporaneamente incantato dalle rive del fiume, dalle rotaie che si affiancano alla carreggiata, come in un sogno.
Al flebile ma costante rumore del moto si aggiunge poi la rincuorante, meccanica ma affezionata, voce dell'annuncio, e colgo di essere giunto alla fermata di Lepanto.
Oh sì, Lepanto, direzione Battistini, il nord di Roma.
Il nord di Roma.
Ecco cosa cazzo c'era di diverso, io dovevo andare ad Anagnina.
Scendo di corsa e vado a cambiare binario, mentre maledico quella infima e intricata città.
E so che di sicuro perderò la coincidenza.


mercoledì 20 gennaio 2010

Schopenhauer

Studio filosofia.
E ammetto che ogni tanto ci rimani un pò di sasso, quando scopri che un filosofo ne sa a pacchi, e ti ripete qualcosa che avevi impiegato mesi e mesi a condensare in un post.
Come Schopenhauer per l'appunto, che scrive:
"Se la passione del Petrarca fosse stata appagata, il suo canto sarebbe ammutolito..."
E' una perla di saggezza che mi fa pensare; forse non era poi così folle, questo tedesco; in queste piccole domande che ti arrovellano il cervello e ti spingono a leggere ancora, trovo gli unici motivi che mi fanno gustare la filosofia.
Forse gli unici necessari, ecco, mi suscita interesse e tanto basta per farmelo piacere; mentre lui, il nostro Schop, ha scritto brani su brani, ha cercato la verità e ha creduto (o forse lo ha fatto sul serio?) di averla trovata, e non riusciva ad uscire fuori dal pessimismo che lo attanagliava.
Oggi sono qui a studiarlo, a rileggere i suoi preziosi esempi, e mi domando: chissà se era felice.
(In realtà credo non lo fosse, per sicurezza se tornassi nel passato gli troverei un hobby o una ragazza, che so, magari gli farei aprire un blog così sembra meno strambo, un look riassestato e via.)

Buonanotte Schop, principe del Maine, futuro re della nuova Inghilterra.

martedì 19 gennaio 2010

Buonasera.

Buonasera.
Sì, ancora qui questa sera, a rimuginare come prima e, nel frattempo, mentre le rotelline nel mio cranio ruotano si incastrano e pensano, il tempo è passato, volato; sono volato anche io, no, non ho volato, sono semplicemente cambiato, ma chi non muta al giorno d'oggi. E' impossibile resistere al fiume tumultuoso della vita, allo scorrere incessante dei giorni, ed è vietato a noi comuni mortali ergersi come scogli, restare immobili di fronte all'immensità, no, panta rei, e ancora e ancora, tutto prosegue.
Anche io ho un seguito, ma ciò che più preoccupa è il precedente. Sono cambiato. Ho ucciso. Sì.
Mi sento diverso, incupito da un pacchetto di Camel che risplende lucido e immacolato sulla scrivania, timoroso ma non timorato, debole e pensoso come solo io so essere.
Non ho mai avuto armi, né pistole né spade, nulla. Eppure sono colpevole, sono io che ho commesso questo orrendo crimine, e mai mi perdonerò per questo.
Leggo le mie parole mentre le scrivo, ridicole. E' l'unica cosa che riesco a pensare, ed è perché so chi è l'autore. Un falso, un essere vuoto, così come sono vane le parole che imbrattano d'inchiostro un foglio lindo. L'unica cosa a cui posso pensare sono le sigarette, loro, le mie nemiche, la mia battaglia persa, la mia guerra contro i mulini a vento. C'è vento, non riesco ad accendere, chiudo la finestra, fa caldo. Sì, tengo le finestre aperte d'inverno, perché mi piace il brivido del tepore del gas che va e viene, e fanculo all'ambiente.
Fumo, respiro, lascio fare alla nicotina in modo che non ci sia più traccia degli alveoli, nulla. Sento il nulla, lo sento dentro, e non fa bene, per niente, ma io non ho nulla dentro, ricordi? Sono vuoto. E' inutile cercare un senso nel danno fisico, hai già perso la sfida con il tuo Io. Ti sei perso l'accendino, la seconda sigaretta è rimandata, ma solo per questa volta.
Mentre fumo, penso ancora. E penso a come si sia consumato quest'omicidio: è orribile, ma non macabro, non ha nulla di truculento. L'atrocità sta nel suo lento protrarsi nel tempo, come a sottolineare la fugacità della vita.
Sangue? Nessuna traccia. No, non cercare tracce evidenti, prove schiaccianti, l'unico indizio è dentro di te, è nel tuo cervello, nella tua mente. Ma tu sei vuoto, ricordi? Tu non sei niente, e allora cosa vuoi ricordare.
Cerco di immaginare il rosso per terra, le gocce che rimbombano nell'eterno silenzio, ma non sento nulla di tutto ciò.
L'arma del delitto? Nessuna. Non cercare scusanti, non andare alla ricerca di prove efficaci, l'unico indizio che hai è l'unico di cui hai bisogno, ed è dritto nel tuo cervello, è conficcato lì e non lo rimuoverai mai, è l'indelebile ricordo delle tue azioni logoranti e corrotte che ti uccidono, che ti hanno già ucciso.
Cerco di districarmi nel caos delle mie allucinazioni, ma non ci riesco, io e tu, tutto si confonde, te e io, Io, chi sono io?
L'assassino? Sì, io sono colui che ha ucciso. Che si è ucciso, che mi ha ucciso. Sono l'assassino di me stesso, colui che ha rovinato tutto, che si è rovinato. Non mi nascondo più dietro il fumo nella stanza, non mi rifugio in un pacchetto di Camel, non ci penso più. Io sono morto.

Mi domando se scrivendo tutto questo, possa io finalmente porre la parola fine alla straziante storia che ho vissuto: ma c'è un seguito, perché quando sei vuoto, prima o poi qualcosa entrerà.
C'è sempre un seguito.


sabato 12 dicembre 2009

Pensieri #1

Mai mangiare le M&Ms con il cappuccino, specialmente in stazione: E' un buon accostamento ma quelli accanto a voi vi guarderanno strano e dovrete tenervi stretti il portafogli.

Il giorno in cui andrai a fidarti dell'autobus, puntualmente non passerà. L'ha già detta Murphy vero?

Non ci sono abbastanza libri su Fabrizio D'André, o almeno ne pubblicano pochi, eppure vendono innumerevoli tomi su tutti i segreti di Twilight; compreso il fatto che lui le chiede di sposarlo.
(Se ancora non lo sapevate vuol dire che non avete facebook o che non avete amici che hanno facebook, il che non vi rende possibili lettori del mio blog e contemporaneamente persone che sanno cos'è Twilight. Anche se avere facebook di per se non è intelligente, e sapere cos'è Twilight è dovuto ai Mass-Media, ma sono altre storie.)

Posso bere n mojito sembrando n/3 volte più figo e n/2 volte più rincoglionito.

Mai invitare un anarchico a uno spettacolo che ha come argomento la guerra e soprattutto, per carità, mai farlo partecipare alla discussione che segue. Sicuramente dirà qualcosa particolarmente d'effetto, che tutti dimenticheranno dopo cinque minuti, dal momento che sarà uno stupido cliché, rendendosi un perfetto imbecille.
Effettivamente, molto meglio invitarlo.

Comincio a capire le barzellette sui carabinieri. Per caso ne hanno fatta qualcuna su una dell'arma che prende il biglietto per Firenze Rifredi al posto di Santa Maria Novella?

Anche quelle sulla questura hanno un senso, dato che un milione di persone al No-B Day sono diventate 90.000. Davvero un labor limae di fino.

Quando ti accorgi di essere cambiato, sei già diverso.

"Ci sono davvero tante canzoni sulle delusioni d'amore."
"Troppe."
Mi sembra quasi ci sia un business dietro, dischi venduti per piangerci sopra. Poi c'è da considerare il sottile confine fra bastardo e artista, ma ci passo sopra. Solo per questa volta eh.

Le persone sono strane. Le donne ancora di più, o almeno, per un uomo. Per un uomo le donne sono tanto strane. Un uomo, a prescindere, non può capire una donna. E questo vorrei sottolineare, non esclude che le donne siano troie, ecco è solo un'altra considerazione. Questa è dedicata ad un mio amico, che lo sa bene.
Poi ne incontrai altre, e ci tengo a far notare anche che il fallo, per quanto giri voce che sia disprezzato dalle donne, è molto amato. Molto. Meglio smentire quelle voci che dicono che le donne sono tutte caste e pure sennò davvero i ragazzi di oggi non credono nemmeno sia possibile andarci a letto con una. Fidatevi, è possibile ragazzuoli. Dovete solo trovarne una che sia già incasinata.

E fumare non serve a rendervi più fighi, no, non pensateci nemmeno. Può rendervi brutti, semmai, o offrirvi uno spunto di conversazione, oltre al tempo e a quel meraviglioso programma in Tv l'altra sera, ma non può farvi sembrare belli.
Semmai fatevi una canna, ma a vostro rischio e pericolo.

D'altra parte non chiudetevi nelle storie d'amore, nei fumetti della Disney, nella felicità propugnata dai cartoni animati, la vita vera non è così. Leggete fra le righe ogni tanto.
Sono quelle cose che possono rovinarvi la vita, insieme all'eroina, i professori bastardi, le malattie autoimmuni, i rasoi bilama, le equazioni in modulo, l'amore, l'eroina (l'ho già detta? Meglio evidenziare), gli amici infami e tutte quelle cose che dicono in Tv ma non a uomini e donne.

Mi piace il silenzio, ma non l'imbarazzo. Lo stare muti quando non c'è bisogno di parlare. Vorrei averlo fatto più spesso. ma c'è sempre tempo per recuperare.

Le storie d'amore di solito sono nonsense, surreali. E particolarmente belle, ma non c'è bisogno di stare in uno schermo perché accadano. Ricordatemelo, ogni tanto.

I genitori separati sono davvero una scomodità. Senz'altro problemi loro, ma problemi miei due volte. Più che altro perché ti ritrovi con un sacco di mancanze. Un esempio? La macchina il sabato sera.

Credo sia necessario provare ogni volta, cose nuove, diverse, spesso si rivelano persino interessanti. Ricordatemi anche questo. (Anche se ultimamente ho evitato l'autostop, ma tutto ha un limite, concedetemelo).

I miei pensieri sono troppo e, anche se banali, sono la mia vita. Li scrivo perché mi va. Se li avete letti, sono problemi vostri. Cioè, i problemi sono i miei, ma potrebbero causare problemi a voi. Succede.