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Minacce di VitaBuonasera, caro lettore o lettrice che perdi tempo su questo blog. Sarò sincero, devo ammettere che qui c'è veramente di tutto, da riflessioni esistenziali a invettive contro il sistema, dai cuori spezzati ai racconti più fantasiosi che io abbia mai scritto. In ogni caso, tutto questo sono io. Sotto tante facce. Potrei persino risultarti simpatico o tenero, ma la realtà è che, purtroppo, non me ne frega niente. Sono cinico, un pò stronzo, fedele solo alla mia morale, e non bado alla tua analisi psicologica. Non confondere la mia spiritualità e curiosità. Leggi e basta, sennò che diavolo di lettore saresti. Buona perdita di tempo.
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mercoledì 9 luglio 2008

La finestra

La luce dell'alba svegliò il vecchio che dormiva beatamente nel suo letto a baldacchino, ricoperto di gemme preziose e fregi dorati. Lentamente la figura aprì gli occhi e, svegliatosi del tutto, posò i piedi per terra e levò il busto. La vestaglia candida lo copriva per intero e si abbinava perfettamente ai suoi capelli ingrigiti dall'età. Alzandosi in piedi mostrò le sue mani e i suoi piedi, ossuti e pallidi, così come il resto del corpo.
Un servizievole uomo aiutò l'anziano a lavarsi e a vestirsi per la mattinata.
Nella sua mente scorrevano le immagini del suo potere: tanti seguivano il suo verbo, anche se aveva numerosi oppositori. Ma non importava, avrebbe sicuramente governato ancora a lungo.
Mentre consumava la sua regale colazione, pensava a quale parole conferire al popolo quel giorno, in modo da apparire migliore di quello che era, ingannandoli tutti.
Poche ore dopo si cambiò di nuovo d'abito, indossandone uno caratterizzato da innumerevoli particolari preziosi e stoffe costose.
Si portò fino alla finestra, che un servo aveva aperto poco prima per lui: e così il Papa iniziò a parlare ai fedeli presenti nella piazza.

sabato 17 maggio 2008

Funerali e Preti

Funerali e preti, due cose che secondo il mio punto di vista non vanno molto d'accordo. Oggi, per un disgraziato evento, mi sono ritrovato ad un funerale. Ma non è importante di chi, quando, perchè, no sono domande inutili di fronte all'incoscienza e alla stupidità (o mascherata furbezza?) dei sacerdoti che celebrano questo rito: ognuno di loro, in ogni funerale, si mostra ignorante e direi perfino malvagio, sfruttando un evento così drammatico, così doloroso per la famiglia, per il solo scopo di ricordare ai presenti (che fra l'altro negli ultimi tempi raramente sono ferventi fedeli) quali sono i precetti della "Fede Cattolica" (sì, cattolica, perchè la mia fede è ben diversa).

Oggi il prete, durante la mezz'ora di messa "dedicata" alla defunta (e lo scrivo fra virgolette, perchè di spazi dedicati alla povera morta ce ne sono stati davvero pochi), non ha fatto altro che parlare di come tutti dobbiamo essere fedeli a Dio e prostarci ai suoi comandi (sempre che non siano i precetti scritti da qualche maniaco di grandezza in nome del Signore).
Ma lo scopo della Chiesa in occasioni così tragiche, non dovrebbe essere il più umano possibile, ovvero consolare la famiglia di quella donna? Di ricordare a tutti come è morto Gesù, ma come ha pianto Maria e come i cristiani l'hanno confortata? Non so se credete o no in Dio, non è affar mio, ma la metafora è comprensibile anche da chi ha fede zero.
Un'organizzazione come la Chiesa dovrebbe sollevare i suoi fedeli, non torturarli con le parole e infliggergli dolore, per il solo scopo di consolidare il dominio di un maniaco tedesco (Ratzinger, ndr).

Per quanto posso credere in Dio, non posso credere nella Chiesa. Queste sono le cose che mi deprimono, lo sfruttamento delle persone come giustificazione degli atti compiuti. Che fottuti bastardi, bruciassero all'inferno i servitori di Satanetto sedicesimo.

mercoledì 14 maggio 2008

le Avventure di Fra Injo

Il buio si era impadronito del cielo anche quella notte, mentre la luna era ridotta ad un piccolo spicchio, emanando solo una fioca luce che permetteva a malapena di distinguere i contorni dell'abbazia.
Il muro di cinta era spaventosamente alto, ma le lunghe guerre l'avevano ferito e ora era pieno di buchi, scalfiture e crepe, ma un recente consiglio di esperti in architettura medioevale applicata ai terremoti italici aveva confermato la sicurezza della costruzione.
Il dormitorio era piombato nel sonno ma una luce, proveniente dalla cella 109, secondo piano, terzo corridoio a sinistra, illuminava la parete orientale dell'edificio, disturbando il sonno di numerosi fratelli, immersi in riflessioni spirituali così profonde e complesse da essere chiamate "sogni".
Rumori meccanici interrompevano continuamente la quiete dell'abbazia, ma Fra Injo sapeva come tenere a bada gli altri frati ed evitare proteste o, peggio, torture carnali.
- Attento, il pezzo K35 va montato sotto la batteria non sopra! - Urlò piano Fra Tello.
- Shh, Tello, fai silenzio. Vedi qui? hai il foglio al contrario. - Constatò Fra Injo rigirando il manuale dell'iPod.
Fra Tello, offeso, si ritirò nell'accanita lettura delle istruzioni, pur non capendoci nulla, ma continuando a seguire i comandi del confratello.
- Ma, - esitò Fra Tello - sei sicuro di riuscire a montarle queste casse? -
- Che domande, l'ho visto fare mille volte nei film. Funzionerà benissimo - Sentenziò Fra Injo.
- Se lo dici tu. - Confermò l'altro nella sua più totale ignoranza.
Il più saggio dei due continuò a saldare pezzi, collegare fili e stringere ganci per qualche ora, fino a quando il suo oggetto del desiderio fu completato.
- Spettacolare! - Esultò l'ebete.
Fra Injo teneva nelle sue mani un gioiello della tecnologia fatta in casa o, per meglio dire, fatta in chiesa. Una micro-cassa larga appena due centimetri e spessa uno, con una potenza tale da poter sprigionare un Ave Maria da cinquecento decibel, progettata esclusivamente ad uso clericale, permette di registrare fino a 30Gb di preghiere pronte per la ripetizione, l'ideale per le messe o per le orazioni mattutine; è facilmente inseribile nelle fessure del saio francescano, vicino la gola, e libera dagli obblighi monacali.
Dopo un'ora abbondante di ammirazione, estasiati da quel miracolo marchiato San Steve Jobs, i due si separarono: Fra Tello si diresse verso la sua cella, la 84, primo piano, seconda scala dal piano terra, mentre Fra Injo cancellava ogni traccia del misfatto.

L'alba del giorno dopo, in seguito alle preghiere mattutine recitate con la propria voce, si riunirono i quattro frati molto annoiati: Fra Injo, Fra Tello, Fra Gola e Fra Udolento.
- Che palle. Ieri sera ho mangiato troppo, devo chiedere del bicarbonato a Fra Schetta. - Esordì Gola.
- Fratelli, vi ricordo che oggi è un'altra giornata senza il nostro caro amico Uberto - Disse adirato Udolento.
- Amico mio, sono cinque anni che è morto, puoi anche smettere di ricordarcelo ogni giorno. Considerando che aveva centotrentatrè anni oltretutto. - Sbuffò Injo - Ho cose molto più importanti da mostrarvi. -
I frati furono subito sconvolti dal malvagio piano del fratello. Si fecero spiegare nel dettaglio il funzionamento del lettore MP3 e, fra le critiche di Udolento e l'approvazione incondizionata di Tello, Injo accettò di progettare e costruire altre tre mini-casse per i suoi amici.
Quello stesso pomeriggio si mise al lavoro e, oltre a confezionare pacchettini regalo per Tello e compagnia, registrò con un microfono di contrabbando il Padre Nostro per la messa del giorno (era Domenica). Tentò di ascoltarlo con le cuffie, e l'audio gli pareva perfetto: era pronto per l'opera.
Prima della cena, che avvenne regolarmente alle 19:30 nell'enorme refettorio, pieno di tavoli tarlati, lunghi quanto l'edificio stesso, e pronti ad ospitare centinaia di fedeli, distribuì gli strumenti digitali agli altri francescani, mentre lui stesso indossava la sua micro-cassa; gli altri seguirono le sue istruzioni e collegarono le loro all'iPod, anche se Udolento aveva un'espressione di disdegno sul viso, in parte contrario all'iniziativa. Tuttavia i suoi problemi di memoria e la sua continua stanchezza erano argomenti più che validi per convincerlo.
Terminato il pasto, i frati si alzarono e si riunirono in chiesa, poco sfarzosa e piuttosto essenziale, ma si erano sempre accontentati, pronti a recitare le numerose preghiere previste quel giorno.
L'Abate Cordièro fece il suo ingresso nel presbiterio, camminando ubriaco verso l'altare, dove diede le istruzioni per iniziare i canti.
Con un colpo secco, i quattro frati poco intonati avviarono il loro fedele iPod e, dotati di sistema monofonico impiantato presso la gola, iniziarono a cantare come in un perfetto coro evangelico.
Per molti minuti la situazione fu tranquilla, controllata dagli stop e play del congegno al ritmo della messa, ma al momento sbagliato successe qualcosa di indescrivibile.
Fra Injo, preso dal panico, premette il tasto sbagliato. Mentre tutti i frati si preparavano a inneggiare "Gloria a Dio nell'alto dei cieli", dalla sua bocca (o giù di lì) uscirono le prime note di "Immigrant Song" dei Led Zeppelin.
Data la spropositata differenza di decibel fra la voce del gruppo britannico e il frate, venne prodotto un rumore sicuramente più potente di un'esplosione atomica, al punto da rompere il 90% delle vetrate lì presenti; altri danni furono lo svenimento dell'Abate (tuttavia non per colpa dei cantanti ma del limoncello), mentre i quattro frati decisamente sfortunati si salvarono solo grazie all'aiuto di Fra Casso, che aveva apprezzato il notevole fracasso. Dall'abbazia furono banditi tutti i meccanismi digitali e a Fra Injo fu negato il permesso di prendere libri a tema tecnologico dalla biblioteca.

Chiuso nella sua cella, Fra Injo scontava la sua pena. 120 giorni con "Gloria a Dio nell'alto dei cieli" sparata nelle orecchie mediante un grammofono vecchio stile. Con tanto (di) Fra Casso, seduto fuori dalla cella per controllare eventuali fughe, fornito di ovatta a volontà.